L’annata in corso ha portato tante novità in casa Rambla per lo sport, tra cui l’arrivo di Alberto Fabris come allenatore del team Rambla Volley misto, impegnato nel 42° campionato interprovinciale UISP di Padova. Tra gli impegni di queste settimane per il team e per lo staff Rambla, non siamo riusciti a fare due chiacchiere di persona, così abbiamo optato per risposte scritte. Leggendo le parole di Alberto, è facile immaginarsi di essere davanti a un caffè mentre ci racconta del volley e della sua visione del team. E allora, prendiamo posto e scopriamo insieme qualcosa in più su di lui!

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Ciao Alberto, benvenuto in “casa Rambla”. Com’è stato l’ingresso nella nostra realtà e cosa ti ha colpito in prima battuta?

Buongiorno a tutti e grazie per il benvenuto… l’ingresso in “casa Rambla” è stato sicuramente molto impattante, dove ho trovato un ambiente già formato, con uno “spogliatoio” ben amalgamato e affiatato.

Per i più avvezzi al mondo del volley non ci sarà bisogno di presentazioni, ma per i “profani” c’è bisogno di un passo indietro: parlaci di te delle tue esperienze!

Io sono arbitro Fipav dal lontano 1997 (fate voi ben i calcoli) e dal 2005 (sono venti quest’anno) ricopro il ruolo nazionale (serie B); in pratica ho girato e sto girando un po’ l’Italia (e poi sottolinea che sabato partirà per una trasferta, appunto, per un arbitraggio).

Questo “hobby” mi faceva, e lo sta ancora facendo oggi, fare una cosa a cui tengo molto, ma soprattutto, mi mette ogni volta di fronte a una “palestra” nuova, fatta di sfide, situazioni ogni volta diverse e da gestire, sia a livello tecnico ma principalmente personali/umane. Quest’ultimo aspetto, l’ho trasferito nel “mio modo” di fare l’allenatore (mi definirei un allenatore “anomalo”), dove il focus principale è quello di cercare di far passare ai miei atleti, il mio vissuto da arbitro, le mie situazioni gestionali, “il cosa fanno” le squadre di alto livello; questi aspetti sono un veicolo perché una squadra di misto (come la nostra) dovrebbe far sue, con lo scopo primario, per poter diventare “Grande”.

Precedentemente ho allenato altre due squadre sempre di misto, in A2 (Beta Volley) e in A1 (Fenix) con risultati direi buoni. Qui oggi al Rambla Volley, l’ambizione è tanta ma, anche le aspettative non vengono certo a mancare e l’idea di portare questa squadra ai vertici del campionato di pallavolo misto amatoriale più vecchio e bello d’Italia, beh, quella c’è!

E fuori dal campo, cosa ti piacere fare? Quali sono le tue passioni?

Fuori dal campo, beh, sciocco sarebbe non dire la pallavolo, ma, in realtà c’è anche dell’altro… ho una famiglia con una splendida bimba di dieci anni (che gioca a pallavolo, ma assolutamente non influenzata dal sottoscritto); lavoro in un’azienda che produce pet-food e mi occupo della logistica e degli acquisti; ho poi due gatti.

[ndr. Alberto una gattara!]

Ok, adesso la smettiamo di girarci intorno ed andiamo al sodo: come ti pare il gruppo Rambla Volley misto?

Come detto all’inizio, il “gruppo Rambla Volley” mi sembra molto compatto (vedremo strada facendo se in positivo o in negativo; confido ovviamente nel positivo), voglioso e determinato. In questi due mesi, ho avuto modo di conoscere i miei giocatori, ho parlato con loro cercando di carpire quello che “hanno fatto in passato”, quello che “sanno fare” e soprattutto quello che “vorrebbero fare”, per avere una mia idea e riuscire a evidenziare alcuni aspetti loro ed elevarli, allenandoli specificatamente al fine del miglioramento personale e di squadra. I risultati spero si vedranno già dalla prima partita, anche se obiettivamente, siamo ancora un cantiere aperto. Le amichevoli fate mi hanno dato delle indicazioni, poi si sa, l’emozione e la competizione, quando entra nel vivo, è lì che entra in gioco la personalità di ogni singolo atleta, allenatore compreso.

Nelle prime amichevoli hai avuto modo di testare la squadra, quali sono i punti di forza? (ovviamente non spoileriamo troppo :P)

Sì, le amichevoli fatte mi hanno dato la possibilità di vedere all’opera i miei atleti; abbiamo delle carenze certo, ma anche dei pregi. Un pregio però lo spoilero volentieri… il terzo tempo organizzato o improvvisato, dove basta un “niente” e questo viene svolto in men che non si dica sempre in modo impeccabile.

Oltre i risultati, che si spera arriveranno, cosa vuoi tirare fuori da questo gruppo?

Questa è una domanda a cui poterebbe essere facile o immediata la risposta, ma in realtà è forse un mio pensiero, un mio tarlo che vorrei e che sto cercando di imprimere nella testa dei miei atleti: “volli, sempre volli, fortissimamente volli”; questo io la applico nel mondo della pallavolo, nel lavoro, nella vita… è una semplice frase che se la fai tua, ti fa vedere che ogni cosa si può realizzare, se questa la vuoi realmente, a tutti i costi. Se poi, nei vari ambiti non ce la fai a raggiungere il risultato sperato/prefisso, non significa che hai fallito, o che non sei in grado di fare quella cosa, semplicemente qualcuno è stato più bravo di te, o, nel nostro campo, l’avversario che ci ha battuto significa che si è allenato meglio e di più… frase non mia (Julio Velasco): “Ho conosciuto centinaia di atleti. Alcuni vincenti, altri perdenti. La differenza? I vincenti trovano soluzioni. I perdenti cercano alibi”. Le soluzioni o le più semplici variazioni, sono la chiave di volta della pallavolo moderna di oggi ed è quello che un allenatore oggi (io in primis) cerca di trasmettere ai miei atleti, con empatia, voglia, correttezza nei termini e nei modi (cosa magari non sempre facile da applicare) per fargli raggiungere quella cattiveria agonistica che può far sgretolare una montagna alta come l’Everest e magari renderla, se non pianura, una semplice montagna.

In campionato quali sono i team che reputi più ostici per noi?

Obiettivamente ci sono i “soliti” nomi che la fanno da padrona, Serenissima, Fenix, Beerbanti, per citare le compagini sempre ai vertici negli ultimi anni; da non sottovalutare le altre squadre, che tra rinforzi e aggiustamenti, possono sempre essere temibili in ogni ambito. La squadra che più, a mio avviso, dobbiamo temere, siamo proprio noi; noi dobbiamo avere la consapevolezza dei nostri mezzi, metterli in atto nel gioco che vogliamo imporre e raccoglierne i frutti; se questo avviene bene e la macchina va avanti e non si deve fermare, dovessimo incappare in qualche passo falso, nulla di grave, si fa “mea culpa”, si analizza e si riparte, consapevoli degli errori fatti con lo scopo di migliorare, sempre!

Ok, ora vogliamo immedesimarci in un giocatore della tua rosa, pre-partita, in spogliatoio: proponici un tuo discorso motivazionale! (alla “Ogni maledetta domenica”)

Raga, parola d’ordine DIVERTIAMOCI, SORRISO SEMPRE in bocca e spacchiamo il c**o ai passeri (ma questo non si può dire, vero?).

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E quindi questa sera in campo non ci resta che dire anche noi a tutto il team e allo staff tecnico di metterci tutta la grinta ed il divertimento possibile e: spaccate il c**o ai passeri!

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